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Interviste

Scrivere per necessità. Intervista a Maestrale

Maestrale

Essere un emergente, ai tempi d’oggi, è difficile; probabilmente (e paradossalmente) anche più rispetto a prima dell’avvento della rivoluzione dello streaming. Essere un emergente nell’ambito dell’hip-hop italiano è poi un compito ancora più arduo, complice una vera e propria emorragia di artisti, motivati a ritagliarsi il proprio spazio per farsi conoscere da quanta più gente possibile. Per molti però non è una questione di numeri ma di necessità, di urgenza e d’espressione. Tra questi c’è certamente Alessio D’Agostino, AKA Maestrale, siciliano stanziato in Piemonte (nello specifico nelle Alpi biellesi) che ha rilasciato nell’ultimo periodo due singoli, appunto “Maestrale” e “All night“, contraddistinti da un ottimo piglio, da una componente melodica efficace e soprattutto da una buona personalità; abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il rapper, ponendo l’accento non solo sull’attualità ma anche esplorando le sue reference e le sue ispirazioni.

Alessio, Quando hai capito che il rap poteva essere il mezzo ideale per poter veicolare la tua esigenza artistica?
Nello stesso momento in cui ho capito che il rap era il mezzo con cui potersi esprimere più liberamente in assoluto. Non ci sono schemi, tiri fuori quello che hai dentro, lo scrivi su un foglio o su una nota ed il gioco è fatto. È chiaro che più si punta al successo, più per forza di cose si hanno dei limiti nel linguaggio e si pesano di più le parole con cui si vuole arrivare alle persone, non tanto per paura del giudizio, ma piuttosto per arrivare il più possibile al pubblico senza offendere nessuno e senza snaturare se stessi.

Nei tuoi brani rilasciati fino a questo momento spicca un’ottima capacità melodica, con delle linee semplici ma efficaci; è una dote naturale oppure è un aspetto che hai curato con particolare attenzione in fase di scrittura?
Ho sempre saputo scrivere in modo efficace sin da ragazzino, ma non mi è mai bastato. Rappavo ma il desiderio era di arrivare alle persone in modo più concreto. Ero alla ricerca di flow più evoluti, ed è così che mi son costruito questo timbro tra il grattato ed il sospirato che effettivamente poi, ha sempre avuto un riscontro positivo all’orecchio delle persone, ed è questo il flusso che ha definito il mio “essere” a livello artistico. La ricerca delle melodie difatti è arrivata in maniera autonoma, non ho mai pensato di passare da un genere all’altro e così via, semplicemente è così che è andata, non mi sarei mai precluso di evolvermi. Il mio personaggio, le mie melodie, la mia voce e la mia scrittura sono state costruite “genuinamente” con il tempo tra esperienze vitali ed influenze artistiche.

Parlando di processi creativi, nel rap in generale la scena è divisa in due tipi di artisti: quelli che scrivono tutti i giorni (Dikele docet) prendendo dunque la musica come un vero e proprio lavoro “d’ufficio” cercando di trarre quotidianamente qualcosa di nuovo, oppure quelli che buttano giù qualcosa soltanto quando arriva l’ispirazione giusta. Premettendo che non c’è una formula giusta e una sbagliata: tu da che parte stai?
Diciamo che sto in una via di mezzo, dico sempre che nella vita ho scritto tanto, ma mai troppo, nel senso che ogni strofa che non vedrà mai la luce (si tratta di centinaia), è stata comunque esperienza per la definizione della mia scrittura attuale. Di norma, adesso ho trovato un equilibrio, percepisco una sorta di adrenalina interna quando devo assolutamente mettermi sul foglio per tirar fuori rime. Dalla mia presa di consapevolezza ad adesso, sono arrivato al punto in cui è l’ispirazione a chiamarmi e non più viceversa. Ma a prescindere da questo, scrivere è il mio hobby preferito, quindi non mi precluderò mai durante una giornata un po’ meno pesante, anche in mancanza di quell’adrenalina che descrivevo, di accendere il microfono, ascoltare qualche strumentale e digitare qualche parola sul telefono. Non si sa mai cosa può regalarci la mente umana.

Dalla Sicilia al Piemonte, cambia le regione ma non l’attitude. In tal senso sei stato fortunato, visto che entrambe le terre hanno offerto al rap italiano tra gli artisti migliori della scena. È cambiato qualcosa dopo il tuo trasferimento? Si tratta di due realtà, a prescindere dalle opportunità, davvero molto diverse.
Su questo potrei argomentare per ore, ma mi limiterò a dire che dalla mia partenza in poi sono rinato. Chi mi conosce lo sa. È risaputo che la Sicilia non è la migliore delle regioni per quanto riguarda il valorizzare l’arte, o il rap, o in realtà oserei dire anche la persona, soprattutto nei tanti anni in cui ho vissuto lì. Il lavoro è tutto, fa vivere, e vivere è tutto, perciò è chiaro che se non tratti bene un lavoratore, quell’individuo non potrà crescere, far esperienze, non potrà mai vedere la luce a meno che non si ha un colpo di fortuna o ci si adatta. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, non rinnego il posto da cui vengo, l’ho apprezzato e lo apprezzo ancora, ma di certo mi son costruito più al nord in 3 anni, di quanto io abbia fatto in Sicilia in 23, probabilmente anche dopo aver dato un’ulteriore scossa alla mia personalità.

Ascoltando sia “Maestrale” che “All night” emerge una buona personalità ma anche delle reference ben specifiche riconducibili alla scena italiana degli ultimi dieci anni. Quali sono i tuoi principali riferimenti?
Wow, tutt’ora mi risulta difficile citare un solo artista che mi abbia potuto condizionare a livello stilistico e di linguaggio. Sicuramente il primo che balza in mente è Axos. Lui per me è sempre stato un’icona, da ancor prima di iniziare a scrivere. La profondità della sua scrittura, la visione che ha delle donne, quella sad-line che lo caratterizza, l’arte e l’energia che gli scorrono dentro; direi che sono elementi che caratterizzano anche “Maestrale” se dovessi effettivamente staccarmi dal personaggio ed osservarmi da fuori. Per citarne un altro che mi ha stupito musicalmente, per testi e timbro vocale, è sicuramente Silent Bob, che però al contrario del primo, quando ha cominciato a farsi notare, io già scrivevo da anni, quindi non mi ha potuto condizionare più di tanto. Come ultimo citerei Thasup per il semplice fatto che è un genio della musica, potessi ascoltarlo tutto il giorno lo farei senza alcun problema al contrario degli altri due citati precedentemente. Non mi ha mai trasmesso troppo a livello di contenuti, ma musicalmente parlando è imbattibile.

Passando invece alle ispirazioni oltreoceano, quali sono i musicisti che influenzano maggiormente il tuo stile?
La domanda cade a pennello in quanto ultimamente sto ascoltando più roba americana del solito. Di norma ascolto quello che mi capita tra le mani, per poi andare ad approfondire l’artista. Da grande amante del rap quello che mi ha fatto impazzire di più è sicuramente “Tory Lanez”, credo sia uno dei parolieri migliori al mondo, ricordo ancora la mia reazione quando ascoltai per la prima volta la sua strofa su “The Take” nel featuring con Chris Brown, davvero assurdo! Per citarne un altro “J. cole” è sicuramente un artista che ho approfondito parecchio ultimamente, ma se dobbiamo parlare di influenze mi è capitato tempo fa di ascoltare un certo “Ollie”, un rapper nemmeno troppo conosciuto in America rispetto ai primi due, ma credo che sia quello che si avvicina più al mio mood e di conseguenza resto in estasi quasi per ogni brano, lui è davvero forte ed è diventato probabilmente il mio preferito oltreoceano.

Viviamo nel tempo della liquidità musicale. Da una parte rispetto al passato è tutto più semplice, in quanto le modalità di fruizione permettono in qualche modo anche agli emergenti di farsi notare, dall’altra bisogna fare i conti con una concorrenza ampia e competitiva. Tu come vivi questa strana contrapposizione?
Decisamente male. Sicuramente è un bene il fatto di avere molti mezzi per arrivare al grande pubblico, ma allo stesso tempo si potrebbe fare a meno di centinaia di singoli in uscita ogni mese distribuiti dalle major più per vendere che per valorizzare l’arte o la musica. Il mercato è davvero saturo al momento, ma c’è anche da dire che prima o poi se lo fai con il cuore, con la passione e con la fame salti fuori. Per questo non mi sono mai demoralizzato.

Salutiamoci con la domanda di rito: obiettivi per la fine del 2023? Hai un particolare sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare?
Il mio sogno è vivere di musica, emozionare le persone e di conseguenza renderle vive. “Vivere” sembra scontato ma non è sempre così e l’ho capito sulla mia pelle, certe condizioni mentali ti impediscono di goderti quello che hai. Vorrei aiutare, e trasmettere energie positive tramite ciò che scrivo per evitare che altri finiscano in quella bolla. Per il resto c’è da dire che io non ho mai preteso di diventare il nuovo idolo di nessuno, poi se così sarà benvenga, per alcuni lo sono già, ma di certo non faccio la musica adatta per diventare il nuovo “Blanco” per fare un esempio. Mi basterebbe suonare in giro con il mio team e la mia gente, coloro che mi hanno sempre supportato ed hanno sempre creduto in me. Obiettivi per il 2023? Beh, probabilmente quello di non essere più sconosciuto alle orecchie di nessuno. Sarà ancora troppo presto (forse) per arrivare all’obiettivo principale, ma i progetti che tireremo fuori da qui a fine anno sono tanti e sicuramente mi affermeranno maggiormente nella scena urban italiana, sono sicuro che si sentirà parlare di “Maestrale” a lungo e non essere l’unico a pensarlo mi da la forza di continuare.

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